ROMA - Da una parte un attacco durissimo a Prodi che è ad un passo dall’instaurare «un regime» in Rai; dall’altra l’avvertimento allo stesso leader del centrosinistra: se è lo scontro quello che cerca, la Cdl non si «tirerà indietro». Silvio Berlusconi - dalla Sardegna - affida ai suoi più stretti collaboratori l’incarico di alzare sempre di più i toni della polemica contro Prodi. Sono infatti rispettivamente il portavoce Bonaiuti e il vice coordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto a far capire che è sempre più muro contro muro tra i poli, tanto più dopo che l’offerta di larghe intese da parte di Berlusconi è stata respinta al mittente da Prodi con «arroganza». Anche per questo, il Cavaliere «amareggiato e provato», come lo descrive chi gli ha parlato, ha deciso di andare fino in fondo nella richiesta di ottenere una «approfondita e seria» verifica dei voti. Ed è pronto a controllare «ogni passaggio in prima persona» a partire da oggi, quando tornerà a Roma. Perché, ha confidato, «ci sono ben 10 capitoli di contestazioni» aperti, tra «brogli, errori marchiani nell’attribuzione di voti, nella presentazione delle liste, nei dati, ci sono problemi su tutto, tutto e per tutte le liste... E’ un’ingiustizia quella che sta avvenendo, gli italiani lo devono sapere». Non si tratta insomma solo della questione sollevata dall’ex ministro Calderoli: il lavoro affidato dal Cavaliere ai suoi legali, primo fra tutti il suo avvocato di fiducia Nicolò Ghedini, è vasto e per questo «la verifica deve andare avanti con i tempi che serviranno», senza fretta e senza accelerazioni da parte della Cassazione, anzi c’è chi già prevede strascichi legali con ricorsi ai Tar.