Romano Prodi a Palazzo Chigi e Silvio Berlusconi al Quirinale. O viceversa. E' questo l'accordo post elettorale che propone Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia. "Si potrebbe studiare un accordo istituzionale più alto assegnando la guida del governo a Prodi, mentre Berlusconi salirebbe al Quirinale, o viceversa", dice in un'intervista a "Famiglia Cristiana".
la Cassazione decide: e conferma l'esito ettorale.
Fonte: Repubblica
14:27
Sky: "Cassazione conferma esito elezioni"
Secondo quanto riferito da Sky Tg24, la Corte di Cassazione ha confermato l'esito delle elezioni. L'annuncio ufficiale è previsto per le 17.
La lunga transizione istituzionale apertasi all’inizio degli anni Novanta ha prodotto un sostanziale mutamento nella nostra Costituzione materiale. In particolare, tre elezioni generali regolate dalla legge Mattarella hanno dato vita a una sostanziale, anche se imperfetta, tendenza al bipolarismo che nemmeno il ritorno alla proporzionale ha cancellato.
Se da un lato è vero che il mattarellum prima, e la reintroduzione della proporzionale ora, hanno aumentato la frammentazione del nostro sistema partitico e la disomogeneità delle coalizioni di governo, dall’altro è altrettanto vero che la competizione per il governo si incentra ormai su coalizioni e candidati premier ben identificati e tra i quali l’elettorato è chiamato a scegliere.
In altre parole, mentre durante tutta la prima repubblica e fino al 1994, le coalizioni di governo si formavano dopo le elezioni e la designazione del premier da parte del capo dello Stato era frutto di un complesso processo negoziale, dal quale era del tutto estraneo il corpo elettorale, oggi coalizioni di governo e premier sono sostanzialmente frutto diretto della scelta dei cittadini, modificando così in misura non lieve il ruolo nella formazione del governo dello stesso presidente della Repubblica.
Il capo dello Stato, infatti, mentre è ancora «arbitro delle crisi» che potessero occorrere nel corso della legislatura, certo ha visto limitarsi all’accertamento della volontà popolare il suo ruolo nella nascita del governo uscito dalle elezioni.
Alla luce di queste considerazioni, appare chiaro e pienamente condivisibile che il presidente Ciampi intenda attendere per l’attribuzione dell’incarico l’insediamento del Parlamento e verificare con l’elezione dei presidenti di Camera e Senato la consistenza della maggioranza uscita dalle elezioni. Ma appare altrettanto chiaro che il tradizionale processo di consultazioni attraverso il quale si giungeva alla designazione del presidente del Consiglio rappresenti ormai un rituale superato. Rituale - è bene aggiungere - non prescritto da alcuna norma, ma solo da una consuetudine costituzionale i cui presupposti sono stati superati, come già ricordavo, dalla profonda modifica della nostra Costituzione materiale ingenerata dai mutamenti della legge elettorale. La maggiore o minore rapidità nell’attribuzione dell’incarico al vincitore delle elezioni da parte del presidente della Repubblica è dunque frutto non di vincoli normativi ma di pura e semplice opportunità.
Se questo è il caso, a me sembra che oggi non possano esservi dubbi circa l’opportunità che l’incarico a Romano Prodi venga dato in tempi quanto più possibile brevi, e cioè all’indomani stesso dell’elezione dei presidenti di Camera e Senato. L’incarico al leader della coalizione vincitrice delle elezioni è, in pratica, ormai un atto dovuto. E anche se è vero - e torna a onore della sensibilità istituzionale del presidente Ciampi averlo sottolineato - che il cosiddetto ingorgo istituzionale avrebbe consigliato che l’incarico fosse affidato dal nuovo presidente della Repubblica, è ancor più vero che la situazione della finanza pubblica e dell’economia, l’approssimarsi di importanti scadenze (Dpef) e l’aggravarsi della situazione internazionale (Iran), impongono di non lasciare il paese senza un governo in pienezza di poteri.
Se si aggiunge il comportamento del centrodestra che, dopo avere invocato inesistenti brogli, si appella ad altrettanto inesistenti interpretazioni della legge elettorale pur di non riconoscere il responso elettorale, continuando così nella pericolosa e avventuristica strategia di delegittimare il governo nascituro, la necessità di por fine rapidamente al governo Berlusconi apparirà in tutta la sua elementare chiarezza.
La nascita del governo Prodi entro pochi giorni dall’insediamento delle Camere e dalla elezione dei loro presidenti è dunque non solo possibile, ma assolutamente necessaria.
Lungi dall’essere una prevaricazione nei confronti del suo successore, se il presidente Ciampi sceglierà - come auspico - questa linea, egli chiuderà il suo settennato con un atto pienamente coerente con la intransigente difesa della legalità repubblicana che ha caratterizzato tutta la sua presidenza.
Marco Follini esprime "massima fiducia nell'operato della Cassazione e del sistema istituzionale del nostro Paese. L'appello della Cdl risente degli strascichi della campagna elettorale, ma non si può dire che attenti all'indipendenza della Corte. Semmai, corre il rischio di apparire semplicemente ovvio". E' quanto si legge in un comunicato dell'ex segretario dell'Udc.
"Sì, ma soprattutto io voglio che ci rimanga risanata nell'Euro. Risanata nei conti e con un debito in calo". Romano Prodi risponde così a 'Nos', radio pubblica olandese, che gli chiede se l'Italia resterà sempre nell'euro. A proposito dell'articolo del Financial Times, Prodi spiega: "Il giornale non deve dimenticare che con il mio governo il debito pubblico era calato vorticosamente e ha ripreso a crescere solo negli ultimi due anni del governo Berlusconi. Il cammino del risanamento l'Italia l'aveva già cominciato a percorrere. Ora ho semplicemente da prendere decisioni coerenti, fare quello che ho fatto l'altra volta quando peraltro, non avevo certo maggioranza governativa più forte di oggi".
Forza Italia in Emilia Romagna gioca l'ultima carta. La coordinatrice Isabelle Bertolini ha presentato un ricorso alla corte d'Appello di Bologna affinché si proceda al riconteggio di tutte le schede. Non ci sarà da aspettare molto perché, come spiega la stessa Bertolini, "siamo stati convocati per domani mattina dal presidente dell'ufficio circoscrizionale elettorale che ci darà una risposta". "Abbiamo deciso di fare questo ricorso - spiega Bertolini - perché ci siamo resi conto che ci sono degli errori e delle anomalie anche nei registri e nei verbali che sono stati vagliati dal personale di cancelleria e non dalla commissione alla presenza di magistrati e rappresentanti di lista".
"Nessuno ha detto questo. Noi chiediamo solo che la Corte lavori con accuratezza, attenta non solo allo spirito ma anche alla lettera della legge". Così il ministro Rocco Buttiglione, risponde a chi gli chiede se la Cdl pensa di non riconoscere il verdetto della Cassazione. "Qualcuno ha alzato la voce - insiste il ministro centrista - chiedendo di fare in fretta. Noi chiediamo di fare in fretta ma bene. Tenuto conto del margine esiguo - conclude Buttiglione - è necessaria una acribia, ovvero il massimo della precisione". Infine, a chi gli chiede se comunque le Camere verranno convocate il 28, Buttiglione risponde con un "non è detto". "Ovviamente non dipende da noi - aggiunge - ma dai tempi che verranno utilizzati dalla Corte di Cassazione per proclamare il dato ufficiale".
"Quella della Cdl è una indebita pressione nei confronti della assoluta indipendenza delle Corte di Cassazione. Le corti di Appello hanno proceduto nei tempi che hanno ritenuto necessari in un clima avvelenato ad arte dal centrodestra e, in tutti i casi, le verifiche in atto sono una prassi prevista dalla legge e non una misura straordinaria imposta dagli allarmi immotivati di questi giorni. Ancora una volta il centrodestra dà prova di una grave mancanza di senso delle istituzioni alimentando la cultura del sospetto quando è più che mai evidente che si sta cercando unicamente di sporcare la vittoria del centrosinistra agli occhi degli italiani". Lo affermano i coordinatori dell'Ulivo Fabrizio Morri, Renzo Lusetti e Giulio Santagata.
A margine della conferenza stampa, il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi chiarisce che l'appello alla Cassazione "non è un ricorso, ma se continuano le irregolarità non escludiamo di percorrere nessuna possibilità che la legge offre, compresi eventuali memorie o ricorsi alla Cassazione".
"Oggi il consiglio federale della Lega si è riunito per un'analisi del voto e adesso restiamo in attesa del pronunciamento ufficiale su chi ha vinto le elezioni": lo ha detto l'ex ministro Roberto Calderoli al termine dei lavori del Carroccio a Milano alla presenza di Umberto Bossi. "Aspettiamo di sapere chi ha vinto le elezioni - ha aggiunto Calderoli - se saremo in maggioranza governeremo, sennò faremo opposizione". Calderoli ha anche ribadito il no della Lega a qualsiasi "inciucio".
"Siamo certi che, a parti rovesciate, la sinistra avrebbe detto e richiesto le stesse cose". Così il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, in conferenza stampa a Palazzo Grazioli spiega, a nome di tutto il centrodestra, la decisione della Cdl di appellarsi alla Cassazione per un'ulteriore verifica dell'esito elettorale.
Il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, dice in conferenza stampa che "la Cdl aveva chiesto alle corti d'Appello che il conteggio ufficiale dei voti avvenisse nel pieno rispetto della legge. Cioè attraverso la verifica di tutti i documenti in possesso delle corti, con il raffronto tra le tabelle di scrutinio e i verbali e attraverso la rispondenza di tutti i dati e che ciò avvenisse sezione per sezione. Purtroppo ciò non si è verificato in tutti gli uffici". Secondo Bondi, questo è accaduto perché "l'esigenza di concludere rapidamente i lavori è stata soddisfatta a scapito della puntualità dei controlli e dei conteggi". Per questo, aggiunge bondi, "ci appelliamo alla Corte di Cassazione, suprema garante della regolarità del processo elettorale".
"Prodi si è attribuito un successo con una forzatura istituzionale e politica senza attendere i risultati ufficiali e i relativi conteggi delle corti d'appello e alla cassazione". Lo riferisce Sandro Condi, coordinatore nazionale di FI, "a nome di tutta la Cdl", in una conferenza stampa. La Cdl sostiene che "in tutte le democrazie, quando il margine elettorale è così risicato, pari allo 0,6%, si procede ai controlli e ai conteggi ufficiali previsti dalla legge, per evitare che soltanto l'ombra di possibili errori possa inficiare il risultato elettorali".
I partiti del centrodestra si appellano alla "Corte di Cassazione, suprema garante della regolarità del processo elettorale, perché, con l'accuratezza che le è propria e che in questo caso è ancora più necessaria, provveda ad espletare tutti i controlli necessari a garantire il risultato elettorale al di là di qualunque ragionevole dubbio". E' quanto si legge in un documento sottoscritto da tutti i partiti della Cdl e illustrato in una conferenza stampa da Sandro Bondi, Rocco Buttiglione e Andrea Ronchi dopo il vertice dello stato maggiore di Forza Italia con Berlusconi.
Angela Merkel - Cancelliere tedesco
Da Ischia, dove sta trascorrendo alcuni giorni di vacanza, il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha chiamato il Presidente Prodi: «sono lieta della futura collaborazione mcol nuovo governo italiano. Le relazioni tra Roma e Berlino sono ottime». Il portavoce della Cancelleria: «Angela Merkel si aspetta dall'Italia nuovi impulsi per le relazioni bilaterali e per la soluzione delle questioni più importanti nell'ambito dell'Unione Europea».
Tony Blair - Premier Gran Bretagna
Lunga e cordiale telefonata anche con Tony Blair che si è voluto complimentare per la vittoria alle elezioni.
Jacques Chirac - Presidente della Repubblica francese
«Congratulazioni calorose e amichevoli a Romano Prodi per la vittoria elettorale. L'Italia e
Sarà mio piacere invitare il presidente Prodi a farmi visita non appena lo riterrà possibile».
Josè Manoel Durao Barroso – Presidente Commissione europea
«I leader dell'Unione europea lavoreranno insieme al nuovo governo di questo Paese. Inoltre, penso, a titolo personale, che la vittoria del centrosinistra sia cosa buona per l'Europa. Comunque l'Unione europea non diffonderà nessun reazione ufficiale fino a quando i risultati delle elezioni politiche italiane non saranno definitivi».
Josè Luis Zapatero - Premier spagnolo
«Offro a Prodi la piu' stretta cooperazione del governo spagnolo per approfondire le magnifiche relazioni bilaterali esistenti e per dare impuslo congiuntamente allo sviluppo del processo europeo.
La volonta' di approfondire la collaborazione bilaterale e in Europa dipende dal fatto che i due paesi non solo coincidono nello stesso spazio geografico e culturale mediterraneo ma come paesi situati nel Fianco Sud dell'UE condividono interessi strategici e una visione coincidente del futuro dell'Europa».
Jean-Claude Juncker - Primo ministro del Lussemburgo
Il Primo ministro lussemburghese Jean-Claude Juncker ha inviato le «sue più calorose felicitazioni» a Romano Prodi per la sua vittoria alle elezioni legislative.
«Può contare sulla mia completa disponibilità a lavorare, assieme a lei, all'arricchimento costante e quotidiano delle relazioni di amicizia e cooperazione che uniscono i nostri due paesi, tanto nel campo bilaterale che sul piano europeo».
Shimon Peres - Partito israeliano Kadima
Calorose congratulazioni anche da Shimon Peres. Nella loro cordiale telefonata i due leader hanno evocato la loro lunga amicizia e hanno concordato che si incontreranno non appena possibile.
Luiz Inacio 'Lula' da Silva - Presidente Brasile
Anche il presidente brasiliano Luiz Inacio 'Lula' da Silva si e' voluto congratulare con Romano Prodi per il successo elettorale dell'Unione: Lula ha chiamato Prodi quando in Italia era ormai notte per fargli i complimenti, e gli ha «augurato successo nell'espletare il mandato» di futuro capo del governo.
Nestor Kirchner - Presidente della Repubblica argentina.
«Con questo trionfo inizia un nuovo capitolo che senza dubbio rafforzerà il suo Paese e contribuirà ad affermare i principi di libertà, giustizia, diritti umani e solidarietà nell'ordine internazionale». «Ho la certezza che lavoreremo insieme per dare un rinnovato impulso alle relazioni tra i nostri due Paesi, uniti da legami storici e di sangue e che affronteremo insieme le sfide del mondo di oggi».
George Papandreu - Leader del partito socialista greco Pasok
Il leader del partito socialista greco Pasok e presidente dell'Internazionale Socialista, George Papandreou, ha espresso le proprie «più vive congratulazioni» per la vittoria elettorale in una lettera inviata al leader dell'Unione Romano Prodi.
Papandreou esprime la certezza che «il voto del popolo italiano non è stato semplicemente un voto di protesta ma una dichiarazione della propria volontà di cambiamento». Il leader del Pasok attribuisce quindi la decisione degli italiani di scegliere «una soluzione alternativa progressista e socialmente responsabile contro il conservatorismo» alla «perseverante opposizione» di Prodi.
Juan Josè Ibarretxe - Premier del paese Basco
«Felicitazioni a Romano Prodi per la sua elezione, i baschi sono alleati e amici degli italiani, per questo spero che presto il nuovo premier possa compiere una visita in Euskadi per rafforzare i tradizionali legami di amicizia e cooperazione»
Partito Socialista spagnolo ( dichiarazione del segretario organizzativo Josè Blanco)
«Il successo di Romano Prodi sarà anche il successo dell'Europa. L’ex presidente della Commissione europea, e' una persona molto impegnata nel processo di costruzione europea. Per questo fatto, siamo molto soddisfatti del risultato delle elezioni legislative italiane».
Elio Di Rupo – Leader del Partito Socialista Belga
«Mi rallegro calorosamente con il mio amico Romano Prodi e i leader dei Ds Piero Fassino e Massimo D'Alema, per la vittoria alle elezioni legislative. Salutando e incoraggio i progressisti italiani che si sono riuniti intorno alla personalità di Romano Prodi. Il voto degli italiani residenti all'estero e' stato determinante per permettere la vittoria dell'Unione. In Belgio, non meno del 33% degli elettori potenziali hanno votato, ossia oltre 61.000 persone. Il risultato dello scrutinio mostra un'Italia divisa, ma sono convinto che Prodi e l'Unione faranno tutto per riunirla, ed unirla, intorno ad un programma forte di rilancio socio-economico e di ridefinizione dei contorni del sistema democratico italiano».
Hanno telefonato per congratularsi con Romano Prodi anche il Presidente del Parlamento Europeo Josep Borrell, l'Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell'Unione Europea Javier Solana, il ministro dell'Interno francese Nicolas Sarkozy, il ministro degli esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos, il primo ministro portoghese Josè Socrates, il premier ungherese Ferenc Gyurcsàny, il senatore americano Ted Kennedy, il capo di gabinetto argentino Alberto Fernandez e l'ex premier albanese Ilir Meta.
Non ci provo mica gusto a sottolineare che io l’avevo già detto su queste stesse pagine, a febbraio, che tutto quel blaterar di brogli prima delle elezioni era solo l’antipasto di ciò che sarebbe arrivato in tavola dopo. Una volta cascato da cavallo, il Cavaliere ha iniziato a innalzare stridule grida, i numeri si sono confusi e, come è nella tradizione della più bieca disinformazione, tutte le vacche sono diventate nere: pur avendo perso, non aveva perso, fatto salvo che, se per caso, per il rotto della cuffia, risultasse che ha vinto, allora avrebbe certamente vinto. E’ lo stesso ragionamento grazie al quale, stando al governo, si ha l’improntitudine di accusare di brogli l’opposizione, anche a costo di far venire i brividi dall’imbarazzo al proprio Ministro dell’Interno, il quale alla fine deve ammettere che l’unico errore l’ha fatto lui, comunicando numeri che non stavano né in cielo, né in terra. Certo che è davvero singolare come certa gente che ha governato (male) l’Italia per 5 anni con decine e decine di deputati in più grazie ad appena il 45,4% dei voti, abbia oggi la faccia tosta di negare lo stesso diritto a chi ne ha raggranellato il 49,8%. E lo fa con toni minacciosi, dicendo di lottare per la democrazia, proprio nel momento stesso in cui attacca al cuore quella democrazia, tentando di espropriare la nazione del diritto di decidere democraticamente chi debba governarla. Come volevasi dimostrare: la propensione è quella al golpe ‘morbido’, in difesa della democrazia, naturalmente. Non mi pare il caso. Cavaliere, sia gentile, ci consenta: vada via.
Lello Voce
Il nuovo sistema elettorale portò ad una maggioranza netta alla Camera che, con la trasformazione da accordo elettorale in accordo di governo, riescì ad esprimere una maggioranza per la formazione del primo governo Berlusconi, nonostante il numero di voti della coalizione sia stato di diversi punti percentuali inferiore alla somma delle altre due (con il Patto per l'Italia principale vittima del nuovo sistema, nonostante il totale dei voti raccolti). Al Senato nessuna delle tre coalizioni riesce ad avere la maggioranza dei seggi. Solo col passaggio al Polo delle Libertà del senatore Grillo, dal Patto centrista uscito ridimensionato dal voto, e al voto tecnico di alcuni senatori a vita si riuscì a votare la fiducia al governo. Il CCD si costituisce in gruppo parlamentare nonostante non abbia partecipato al voto del proporzionale con proprie liste. Da segnalare il passaggio del deputato Tremonti dal Patto al Polo, passaggio non importante numericamente ma dal punto di vista politico, infatti Tremonti fu dall'inizio consigliere importante e ministro della politica fiscale ed economica del governo Berlusconi.
Nella tabella sottostante sono messi a confronto i valori percentuali dei voti conseguiti dai partiti nelle elezioni per la Camera (quota proporzionale) e dei seggi ottenuti complessivamente (quota maggioritaria + proporzionale). Si evidenzia così l'obiettivo raggiunto per la governabilità col sistema maggioritario anche in assenza di maggioranza assoluta del voto degli elettori.
| Coalizioni e partiti | voti (%) | seggi | seggi (%) |
|---|---|---|---|
| Forza Italia | 21,01 | 101 | 16,03 |
| Lega Nord | 8,36 | 117 | 18,57 |
| Alleanza Nazionale | 13,47 | 109 | 17,30 |
| Centro Cristiano Democratico | 27 | 4,29 | |
| Unione di Centro | 4 | 0,63 | |
| Polo Liberal-Democratico | 2 | 0,32 | |
| totale Polo delle Libertà e Polo del Buon Governo |
42,84 | 360 | 57,14 |
| Partito Democratico della Sinistra | 20,36 | 109 | 17,30 |
| Rifondazione Comunista | 6,05 | 39 | 6,19 |
| Federazione dei Verdi | 2,70 | 11 | 1,75 |
| Partito Socialista Italiano | 2,19 | 14 | 2,22 |
| Movimento per la Democrazia - La Rete | 1,86 | 6 | 0,95 |
| Alleanza Democratica | 1,18 | 18 | 2,86 |
| Cristiano Sociali | 5 | 0,79 | |
| Rinascita Socialista | 1 | 0,16 | |
| indipendenti | 10 | 1,59 | |
| totale Progressisti | 34,34 | 213 | 33,81 |
| Partito Popolare Italiano | 11,07 | 33 | 5,24 |
| Patto Segni | 4,68 | 13 | 2,06 |
| totale Patto per l'Italia | 16,75 | 46 | 7,30 |
| Lista Pannella - Riformatori (*) | 3,51 | 6 | 0,95 |
| Südtiroler Volkspartei | 0,60 | 3 | 0,48 |
| Lega d'Azione Meridionale | 0,15 | 1 | 0,16 |
| Vallée d'Aoste | 1 | 0,16 | |
| altri | 2,81 | - | - |
| totale altri | 7,07 | 11 | 1,75 |
| Totale | 100,00 | 630 | 100,00 |
(*) seggi ottenuti in colleggi nei quali il Polo delle Libertà scelse di non presentarsi.
| Gruppi / Liste elettorali | maggioritario | proporzionale | Totale | ||
|---|---|---|---|---|---|
| seggi | voti | voti (%) | seggi | seggi | |
| Progressisti | 164 | 164 | |||
| Partito Democratico della Sinistra | 7.881.646 | 20,36 | 38 | 38 | |
| Rifondazione Comunista | 2.343.946 | 6,05 | 11 | 11 | |
| Federazione dei Verdi | 1.047.268 | 2,70 | 0 | 0 | |
| Partito Socialista Italiano | 849.429 | 2,19 | 0 | 0 | |
| Movimento per la Democrazia - La Rete | 719.841 | 1,86 | 0 | 0 | |
| Alleanza Democratica | 456.114 | 1,18 | 0 | 0 | |
| totale Progressisti | 164 | 13.298.244 | 34,34 | 49 | 213 |
| Patto per l'Italia | 4 | 4 | |||
| Partito Popolare Italiano | 4.287.172 | 11,07 | 29 | 29 | |
| Patto Segni | 1.811.814 | 4,68 | 13 | 13 | |
| totale Patto per l'Italia | 4 | 6.098.986 | 15,75 | 42 | 46 |
| Polo delle Libertà | 164 | 164 | |||
| Polo del Buon Governo | 129 | 129 | |||
| Forza Italia - Centro Cristiano Democratico | 1 | 1 | |||
| Alleanza Nazionale | 8 | 5.214.133 | 13,47 | 23 | 31 |
| Forza Italia | 8.136.135 | 21,01 | 30 | 30 | |
| Lega Nord | 3.235.248 | 8,36 | 11 | 11 | |
| totale Polo delle Libertà e del B.G. | 302 | 16.585.516 | 42,83 | 64 | 366 |
| Lista Pannella - Riformatori | 0 | 1.359.283 | 3,51 | 0 | 0 |
| Südtiroler Volkspartei | 3 | 231.842 | 0,60 | 0 | 3 |
| Lega d'Azione Meridionale | 1 | 59.873 | 0,15 | 0 | 1 |
| Vallée d'Aoste | 1 | - | - | - | 1 |
| altri gruppi / liste | 0 | 1.087.149 | 2,81 | 0 | 0 |
| totale altri | 5 | 2.738.147 | 7,07 | 0 | 5 |
| Totale | 475 | 38.720.893 | 100,00 | 155 | 630 |
| Gruppi elettorali | voti | voti (%) | seggi |
|---|---|---|---|
| Progressisti | 10.833.507 | 32,80 | 122 |
| Polo delle Libertà | 6.570.544 | 19,89 | 82 |
| Patto per l'Italia | 5.518.615 | 16,71 | 31 |
| Polo del Buon Governo | 4.544.671 | 13,76 | 64 |
| Alleanza Nazionale | 2.079.593 | 6,30 | 8 |
| Lista Pannella - Riformatori | 767.400 | 2,32 | 1 |
| Lega Alpina Lumbarda | 246.476 | 0,75 | 1 |
| Südtiroler Volkspartei | 217.250 | 0,66 | 3 |
| Forza Italia - Centro Cristiano Democratico | 150.326 | 0,46 | 1 |
| Gruppo Magris | 61.398 | 0,19 | 1 |
| Vallée d'Aoste | 27.493 | 0,08 | 1 |
| altri gruppi | 2.011.129 | 6,09 | 0 |
| Totale | 33.028.402 | 100,00 | 315 |
By: Anti-balle
Ora davvero basta, con l'abuso della credulità popolare.
Le bugie hanno le gambe corte, dice un vecchio proverbio che sicuramente il capo supremo della Casa (circondariale) delle Libertà conosce bene.
Mai visto in passato un simile attaccamento al cadreghino (alla poltrona) e una simile faccia tosta!
Racconterebbero di tutto pur di non staccarsi dalla poltrona , ma ecco il riassunto in otto punti delle falsità e degli imbrogli di questo strisciante tentativo di golpe mediatico.
1. Per garantirsi di non perdere, hanno realizzato una Legge elettorale a loro immagine e somiglianza, votata unilateralmente e definita dal suo stesso estensore (Calderoli) "una vera porcata". Nonostante ciò hanno perso le elezioni e, paradosso dei paradossi, la loro legge elettorale si è rivelata un boomerang.
2. Hanno inventato e utilizzato, unilateralmente, nelle regioni critiche (in bilico) lo scrutinio elettronico, che non brilla certo per trasparenza, sottraendo al controllo popolare le procedure di registrazione ed invio dei dati, affidate ad anonimi operatori di società private.
3. Hanno scelto loro, unilateralmente, la società a cui affidare exit poll e proiezioni, ma soprattutto non risulta statisticamente comprensibile l'andamento del voto rilevato dai dati ufficiali del Viminale. Infatti con lo scorrere del tempo, invece di assistere ad un'altalena con un sali e scendi delle due coalizioni, abbiamo assistito al costante diminuire della percentuale di voti di una sola coalizione (inizialmente data abbondantemente per vincente). Sarà un caso?
4. Il Capo del Governo sa bene che la regolarità delle operazioni di voto dipende dal Ministero degli Interni, oltre che da altri organi di controllo dei vari apparati dello Stato, eppure parla di brogli. Evidentemente non si rende conto che sta accusando se stesso ed il suo stesso Governo del tentativo di truccare le elezioni (e forse per la prima volta dice qualcosa di vero). Non è un caso che nel mondo e nella storia i brogli elettorali li fa chi ne ha gli strumenti, ossia chi governa ed è l'opposizione che denuncia i brogli.
5. Il Presidente del consiglio e i suoi alleati parlano di 80.000 schede contestate, che secondo i dati in loro possesso ribalterebbero il risultato. Poi si scopre che alla camera le schede contestate sono 43.028 e quindi è matematicamente improbabile mutare il risultato. Infine il Ministero degli Interni è costretto a smentire se stesso e si scopre che alla Camera le schede contestate sono poco più di 2000. Ciò che prima era improbabile ora risulta impossibile. Giusto per cancellare oltre alla memoria antica (revisionismo storico) anche quella recente, se provate ad entrare nel sito del Ministero degli Interni, da almeno due giorni non è possibile accedere alle pagine dei risultati elettorali. Un altro errore casuale?
6. A questo punto denunciano irregolarità nel voto all'estero, dimenticandosi che loro hanno organizzato la macchina elettorale all'estero e la consegna delle schede. Quindi, di nuovo si autoaccusano di aver imbrogliato (NO COMMENT!).
7. Calderoli, rileggendo la sua legge (magari il testo è stampato sul retro della fatidica maglietta antiislamica), decide che 45.000 elettori che hanno regolarmente votato per una lista apparentata con il centro sinistra, non devono essere conteggiati. A suo dire, dato che nella Legge si parla di assegnare i voti su base nazionale sommando i voti ottenuti dalle liste nelle singole circoscrizioni, non potendo sommare i voti di una lista presente in una sola circoscrizione, questi non valgono. In matematica è come sostenere che uno più zero è uguale a zero. Al di là della matematica, conviene ricordare che la Cassazione, prima delle elezioni, ha già deciso quali liste ammettere e quali escludere e nessun rilevo era stato presentato per escludere quella lista.
Inoltre, la legge prevede che se una lista apparentata non raggiunge il quorum necessario per ottenere un rappresentante, comunque il voto rimane valido per la coalizione a cui è apparentato.
Ne consegue che un elettore quando vota esercita il diritto a mandare in parlamento un suo rappresentante, per cui se appone regolarmente una crocetta su una lista presente in scheda, manifesta una volontà di voto che non può essere annullata e ignorata successivamente. Eventuali rilievi e annullamenti (a mio avviso assolutamente infondati) sarebbero stati comprensibili solo prima delle elezioni, con l'assenza del simbolo dalla scheda elettorale, altrimenti si sta imbrogliando l'elettore che pensa di votare per una coalizione ed invece non viene considerato. Forse qualcuno, per abitudine, pensa di poter fare come in certi contratti, che si fanno sottoscrivere al cliente, omettendo le postille (tipo: il premio assicurativo verrà liquidato solo se nevica ad agosto), ma nelle schede elettorali non vi sono postille!
8. In ultimo, affermano che nessuno ha vinto e nessuno ha perso. Dopo aver chiesto il voto per impedire che i difensori e gli alleati dei “bambini bolliti per concimare” (una favola dal sapore antico) governino il paese, ora chiedono di governare insieme.
Al di là delle preoccupazioni di qualcuno, rispetto al permanere dei propri privilegi economici e giudiziari (immunità?), come al solito si afferma il contrario di quanto dichiarato in campagna elettorale.
Ancor più ridicola è questa storia della legittimità a governare.
Nel 2006 il “centro sinistra” ha ottenuto il 49,8 % dei voti, pari a 19.061.108 voti. Nel 2001 la Casa (circondariale) delle Libertà ha ottenuto al senato il 42,5 % dei voti ed alla camera il 45,4% dei voti, pari a 16.915.513 voti. Per cinque anni ci hanno raccontato di rappresentare la maggioranza degli italiani, omettendo che pur essendo minoranza nel paese (45,4 % dei votanti, nel migliore dei casi) possedevano una maggioranza larghissima di deputati e senatori.
Oggi, per lo meno, il nuovo Governo ha raccolto 2.145.595 voti in più rispetto alla Casa (circondariale) delle Libertà nel 2001 e rappresenta la maggioranza reale e non la minoranza premiata (dal sistema maggioritario) degli italiani.
In questi cinque anni, il Governo, pur essendo minoranza nel paese, ha stravolto ogni norma infischiandosene della maggioranza del paese e ora blaterano di nessuno ha vinto o perso, solo per garantirsi privilegi e poltrone?
Eh, no, mi spiace, ma questa volta dovete proprio andare a casa, senza se e senza ma, voi e le vostre indigeribili balle!
Permettetemi solo due considerazioni.
La prima è: ma in questo paese c’è un giornalista degno di questo nome capace di analizzare i dati e rinviare le balle al mittente, semplicemente dicendo che talune affermazioni contrastano con la realtà, oppure il servilismo della penna e della telecamera non ha più limite?
La seconda: più che cercare mediazioni con i precedenti governanti, non è forse più proficuo cominciare ad ascoltare i problemi reali delle persone e dei soggetti sociali (vi assicuro che lì le balle e gli steccati, spesso, crollano)?
Per esempio, invece di inseguire interessi particolari (e tutt’altro che generali) legati al progetto TAV, non è meglio tutelare la vita e l’ambiente degli abitanti della Val Susa e cercare soluzioni per la lentezza dei pendolari?
Molti hanno votato per il centro sinistra perché stanchi di odiosi discorsi all’insegna del “chi vince prende tutto e per cinque anni nessuno può più dir nulla”, non per le quasi 300 pagine di programma o le infinite mediazioni interne tra partiti e coalizioni e ora si aspettano una differente relazione tra chi governerà e i propri problemi e desideri.
Tener conto di tutti/e significa cominciare a porsi davvero questo problema.
Pubblicato Aprile 17, 200
Una terribile frase italiana, che mi disorientava quando, da bambino, la sentivo dire da adulti che si guardavano prudentemente intorno è: «qui lo dico e qui lo nego». È una espressione intraducibile che rappresenta il peggio dell’opportunismo italiano.In alto e in basso, e persino a sinistra e non solo a destra, si dice o si nega, si afferma e si attende, si contano i numeri giusti ma poi si fa finta di non saperli, si usa l’esiguità del margine (ormai tipico di tutte le democrazie, e consacrato da ben due successive elezioni americane) per dire che la vittoria di Prodi forse è accaduta e forse no, e magari sarebbe meglio trattare.
Trattare che cosa, trattare con chi?
C’è infatti una variazione molto importante al modello nazionale di dire e negare che ha consentito tante decisioni ambigue nella storia italiana.
Berlusconi, il leader battuto (nel voto italiano in casa e nel voto italiano dall’estero) della Casa delle libertà non dice. Nega. In questo unico senso è più moderno. Nega risolutamente di avere perduto, nonostante l’evidenza e cogliendo lo spazio libero che gli viene offerto da un grande silenzio. Come in tanti suoi processi, Berlusconi nega tutto. Esattamente come in tribunale, accusa di broglio chi lo ha battuto. La stampa internazionale nota l’affinità fra processi e politica. La stampa nazionale appare affascinata dalla sua straordinaria capacità di negare. E benché la negazione sia sprezzante e deliberatamente provocatoria, intorno al leader che ha inventato il “sit in” dello sconfitto, una Valle di Susa delle elezioni perdute, si forma un capannello di interlocutori interessati a vedere che cosa si può mediare con lui.
Siamo in presenza di un paradossale abbaglio logico: l’idea che sia bene trattare e progettare scambi con chi ha rifiutato e continua a rifiutare di avere perso le elezioni, persino in presenza della ammissione (purtroppo tardiva) del ministro dell’Interno.
Per avere un resoconto attendibile e definitivo di ciò che è accaduto davvero in Italia, occorre rivolgersi non alla televisione, in cui Berlusconi continua ad apparire come il protagonista, non ai giornali, colmi di retroscena che coprono di cortine fumogene i fatti. Non ai politici, anche del centrosinistra, alcuni dei quali discutono volentieri di scenari di possibile collaborazione saltando il dato: chi ha vinto?
Occorre la voce di un cardinale. Sentite le parole di Mons. Severino Poletto, arcivescovo di Torino, raccolte ieri da La Stampa e dite se non sono l’unica cronaca attendibile di ciò che è appena accaduto in Italia. «C’è stato un evento che ha interessato non soltanto noi, ma l’Italia intera. Una lunga e non serena campagna elettorale, e poi le elezioni politiche di cui già conosciamo i risultati, che in una democrazia matura devono essere accettati e rispettati. I risultati dunque li conosciamo. Attendiamo ora che il nuovo Parlamento si insedi, che il Governo sia formato e si metta all’opera. Ora non è più tempo di parole ma di fatti per dimostrare che governare un Paese significa realizzare il bene comune non con strumentali finalità ma con sincerità di intenti. Bene comune vuol dire soprattutto il bene dei ceti più poveri e svantaggiati della nostra società».
Ciò che consola ma anche tormenta, in queste parole di un cardinale, è la chiarezza con cui la sequenza delle vicende italiane è descritta.
Provate a smentirle. Primo, le elezioni sono finite, sono state vinte, e la democrazia matura le accetta. Secondo, è evidente il messaggio del risultato delle elezioni: governare per il bene di tutti e non con strumentali finalità. Terzo, che cosa si aspetta a dare seguito ai risultati e mettere il Parlamento in condizione di riunirsi e il Governo in condizione di cominciare a governare? Si può essere più chiari?
È un testo (rileggete, vi prego, il virgolettato) che non nasconde l’ansia di un cittadino democratico per lo “stallo” che non esiste. Ma è stato creato con «strumentali finalità» e ci butta in un tempo vuoto e con un pericolo immenso.
Nell’ansia del cardinale c’è una domanda che è anche un ammonimento autorevole: «che cosa aspettate?».
Ma se le parole di Saverio Poletto sono chiare, non prendetele come la controprova che Silvio Berlusconi sia uno stravagante che, per autodifesa interiore, ha scelto di separarsi dalla realtà.
L’uomo è un calcolatore accorto che si muove fuori e lontano dalla «democrazia matura», continuamente mosso da «finalità strumentali».
Questa volta la finalità strumentale è non far finire la campagna elettorale. Se finisce, lui ha perso. Se non finisce, le sue probabilità di rivincita aumentano di giorno in giorno, a mano a mano che si espandono il silenzio istituzionale e il vuoto in cui sono stati lasciati gli italiani.
Ha teso una trappola: discutiamo di possibili accordi.
Deliberatamente butta sul tavolo questioni che hanno mobilitato l’opposizione democratica fino all’ultimo voto. La giustizia, per esempio, e l’umiliante precariato del lavoro.
Cadere nella trappola vuol dire sciogliere le fila di una grande mobilitazione civile, mandare a casa chi si è battuto per vincere anche senza Tv e senza miliardi.
Tutta la gente che non si lascia dire di aver dato l’anima per questa vittoria (senza neppure sapere i nomi di coloro per cui votava, a causa della «porcata» detta nuova legge elettorale) e poi sentirsi annunciare che «si può trattare» prima ancora di sapere che Romano Prodi ha ricevuto l’incarico.
Berlusconi, il candidato battuto, sa fare bene una cosa, con rabbia e dovizia di mezzi: la campagna elettorale. La sta facendo, proprio mentre alla sinistra giungono segnali, (per fortuna solo da parte di alcuni) di benevola smobilitazione. E mentre la vittoria, faticata, rischiata e conseguita, continua a non diventare un incarico di governo.
Berlusconi sta dimostrando di poter continuare a tenere sotto ferreo controllo mediatico la sua metà dell’Italia. Ha perso, ma non gli importa. Lui non è stupido come Al Gore o John Kerry, che hanno pensato prima di tutto alla pace istituzionale del loro Paese. Lui tiene tirata la corda dello scontro, tiene la tensione altissima. Lui stesso, e chi lo rappresenta, rifiutano ogni gesto di accettazione democratica. Fino al punto da fare in modo che manchi al legittimo risultato elettorale del nostro Paese il riconoscimento degli Stati Uniti. È un fatto su cui andrebbe concentrata tutta l’attenzione dei leader della coalizione vittoriosa. Chi sta mentendo all’America, Berlusconi o il suo ministro degli Esteri Fini? Non sarebbe il caso di chiedere un chiarimento all’ambasciatore degli Stati Uniti che è uomo esperto, buon conoscitore del nostro Paese e che certo ha a cuore la profonda amicizia fra i due Paesi, radicata nella storia della nostra libertà, del nostro diritto di decidere col voto?
È vero, la situazione è grottesca, ha venature di ridicolo. Ma una cosa occorre oggi riconoscere, una cosa che su questo giornale abbiamo detto fin dall’inizio. Berlusconi, che adora se stesso ed è davvero convinto di avere sempre ragione, è un pericolo per la democrazia.
In questi lunghi giorni di inspiegabile silenzio istituzionale, lui e i suoi stanno sbarrando la porta al verdetto del voto. Lui vede benissimo il rischio in cui sta buttando l’Italia. Lo calcola. Gli giova che tanti, che dovrebbero essere infaticabili e senza pace come lui, ma in senso opposto, in difesa della democrazia, sembrano non notare il pericolo.
Tre sono i risultati che Berlusconi sta incassando con la sua azione eversiva: tiene in ostaggio il Paese affinché, in un modo o nell’altro, la sua sconfitta venga annullata. Pone una minaccia pesante sul futuro italiano. Tiene i suoi mobilitati e pronti a nuove elezioni, che sono il suo vero progetto, contando sulla smobilitazione di chi ha votato per mandarlo a casa e ha vinto.
Non so rispondere, nelle frequenti interviste con le televisioni europee e americane, alla domanda: perché glielo lasciano fare? È vero, è ricco, è potente, controlla i media, possiede molti giornalisti, è senza scrupoli. Ma perché glielo lasciano fare, visto che ha perso? I colleghi della stampa internazionale notano che, a volte la fermezza di Prodi appare isolata. Lo si lascia a patire l’oltraggio del negato riconoscimento della vittoria (che è una offesa a una bella parte degli italiani). Una delle due campagne elettorali continua a svolgersi furiosamente, dopo avere provocato una spaccatura che si vuole a tutti i costi allargare.
Per mettere fine a questa situazione mai accaduta (un Paese ostaggio del premier battuto) alcuni esortano a “mediare”. Dicono per esempio che bisogna “mediare” sulla giustizia. Bene, da dove cominciamo, dai «giudici infami» o dai «giudici malati di mente»? Dal complotto delle toghe rosse con l’attività criminale delle cooperative, o della riforma Castelli che trasforma i magistrati in impiegati dello Stato sotto controllo del governo?
Ma il Cardinale ha detto bene. I risultati ci sono. Adesso gli italiani si aspettano che si formi il legittimo governo del Paese. Potrà chi deve proclamare ufficialmente i risultati continuare a non farlo? Potrà Prodi restare il vincitore senza incarico di formare il governo? Come racconteremo questi giorni, che dovrebbero essere di normale e civile alternanza democratica, nei nostri libri di Storia, fra qualche anno? Diremo che soltanto il Cardinale Poletto ha letto i risultati, ha constatato che il vincitore era Prodi e che era bene per il Paese consentirgli di cominciare subito a governare?
Possiamo continuare a dire e a negare i risultati delle elezioni politiche italiane del 9 e del 10 aprile 2006?
LUBRIANO, Italy, April 16 — The word Romano Prodi turns to most, in describing himself or his vision for Italy, is serenity.
"Italians deserve it, after five years like this," he said as the April election approached. Then, last week, as an ugly campaign became a battle over who actually won, he pledged, "I have the intention to govern with serenity and justice."
But serenity is a quality that can cut both ways, as Italians are likely to see now that Mr. Prodi, 66, seems to have won the seat of prime minister for a second time, and for a second time has beaten his longtime rival, Silvio Berlusconi, who has been in office since 2001.
It implies, on one hand, a calm sturdiness — on full display during this campaign. Mr. Prodi seemed impossible to ruffle, even as Mr. Berlusconi grew more outrageous by the day during the campaign and then, even a week after the polls closed, refused to concede defeat amid allegations of fraud.
Yet it can also imply a lack of dash, perhaps a slowness to take strong action, or even smugness. These qualities, too, seem to surface at times in Mr. Prodi: the Italian press has compared him to a dull country priest, a beaming panda, and most of all a mortadella, the soft and bland bologna.
The question now — with Italy weary from these elections, beset by economic troubles and accustomed to the theatricality of the Berlusconi era — is whether a man with such apparent inner peace is dynamic enough for the challenges that both Italy and his new government face.
Mr. Prodi's critics say that he is a weak leader who turned in a mediocre performance in five years as president of the European Commission and that he will be unlikely to keep his fractious center-left coalition together during hard times.
But his supporters say other qualities lurk beneath that tranquil and bespectacled gaze. Reputedly an inept soccer player as a youth, Mr. Prodi is now devoted to solo sports of endurance. He is a bicyclist, and he finished his first marathon in December in 4 hours and 21 minutes. "I am a diesel engine," he said recently.
Critics and supporters alike also point to a moment of daring — critics call it arrogance — the night of the elections: he declared victory before the results were in, showing both the willingness to gamble with his good-boy image and the brio to do it before Mr. Berlusconi did.
"He has a different way of dealing with things and people, but he has demonstrated he can be very stubborn in his decisions," said Emma Bonino, a former European Union parliamentarian and current Radical Party leader. "When he decides something, he definitely goes forward."
Born in the town of Scandiano outside Bologna on Aug. 9, 1939, Romano Prodi was the second youngest of nine children. His father was an engineer, his mother a teacher active in the Roman Catholic Church. The church played a large role in his life, and he counts two priests among his 30-plus nephews. Mr. Prodi and his wife, Flavia, recently wrote a book about marriage and family, called "Together." They have two grown children.
He graduated with a law degree from Milan Catholic University and went on to the London School of Economics. An economist, he began his career as a professor — he is still called "the professor," by friends as a compliment and by foes as an insult — and taught at Harvard and Stanford. He speaks English and French.
He served a year as industry minister until 1979, then for a total of 10 years was chairman of the Institute for Industrial Reconstruction, a holding company, now defunct, for Italy's once vast state-owned enterprises.
In 1996, the Italian center-left was looking for a moderate face after the collapse of the Christian Democratic Party.
That year turned out to be strikingly like this one. His opponent was Mr. Berlusconi, then as now Italy's richest man, who had served one brief term as prime minister in 1994. Just like this year, Mr. Prodi campaigned on a shoestring, traveling around Italy in a bus, and he came up short in the charisma department against the far flashier Mr. Berlusconi, who promised to end the gray, do-nothing and often corrupt politics of the old Christian Democrats.
"I am not a tap dancer, but a candidate for prime minister," he said during that campaign.
He beat Mr. Berlusconi, then went on to bring to Italy a level of economic discipline at no small political price. He raised taxes, cut interest rates and reduced the deficit, accomplishing the overwhelming task of preparing Italy to adopt the euro. (Mr. Berlusconi used that against him in the latest campaign, blaming the euro for the rise in the prices of many everyday goods in Italy.)
His tenure did not, however, reform Italy's complex and fragile political system, which at the time claimed roughly a government a year. His administration was the second longest of any since World War II, lasting until October 1998, when the Communist leader, Fausto Bertinotti — then as now an ally in his coalition — dropped his support.
The next year, he became president of the European Commission, where he oversaw two landmark changes: the introduction of the euro and the enlargement of the European Union to 25 members from 15. He was often criticized, however, as a weak leader, inattentive to details and prone to gaffes.When Mr. Prodi first arrived in Brussels, expectations were high because of his positive record in Italy, "but he had difficulties making something of that record in Brussels," said Karel Lannoo, chief executive of the Center for European Policy Studies, a Brussels-based research organization. "Over all, here, you associate weak leadership with Prodi; that's the connotation."
But Mr. Lannoo acknowledged that Mr. Prodi had an almost impossible task before him when he tried to push through major reforms of the commission, putting him on a collision course with top-ranking civil servants.
"He has the capacity for change, and maybe he'll do better in Italy," he said, adding that "from a European perspective," Mr. Prodi's experience in Brussels could only be seen as "very positive" in his new role as prime minister.
Back in Italy, Mr. Prodi's candidacy from the start seemed less about him personally than about pulling together the votes to bring down Mr. Berlusconi. In some ways he was a compromise candidate of the left: none of the leftist party leaders could agree on a candidate among themselves and turned to him as a known and experienced quantity without strong party affiliations.
One prominent supporter has described Mr. Prodi during the campaign as going hat in hand looking for help and money from the various parties.
Now that he is the chief of a fractious coalition of center-left parties ranging from Communists to Catholic moderates, his main task, it seems, will be to keep them together, avoiding a repeat of his government's collapse, as he takes what he promises will be difficult decisions to reform Italy's economy.
There is more than a little fear that the left will not stay together, that the collapse of 1998 will repeat itself and that Mr. Berlusconi will have yet another shot at power. But supporters say that both Mr. Prodi and the left have learned from the past and from five years shut out from power — and that their majority is so small that the slightest disloyalty could erupt into a full crisis.
They also say that Mr. Prodi's low-key manner may be an asset in quietly keeping all sides in line, if for no other reason than that fractiousness could mean the return of Mr. Berlusconi or another leader from the center-right.
Roberto D'Alimonte, a left-leaning professor at the University of Florence, said Mr. Prodi's chief strength was his ability to "mediate, mediate, mediate."
"It didn't work in '98," he said. "But the fact was, for two years he got the votes of the Reformed Communists and passed restrictive measures. That is a tribute to his mediation skills."
Mientras Silvio Berlusconi sigue sin reconocer su derrota y el más derechista de sus ex ministros, Roberto Calderoli, habla (al vacío, porque nadie le ha hecho caso) de fraude masivo, el líder del centro-izquierda, Romano Prodi, prepara tranquilamente la formación de su futuro Gobierno. Pero ni la Pascua, que en Italia se celebra este fin de semana y hoy -jueves y viernes son laborables-, ni el llamamiento del papa Benedicto XVI a la "concordia" y la "serenidad", han logrado devolver la tranquilidad a la política italiana una semana después de las elecciones.
"Cuanto más larga sea la tormenta, más dulce será la victoria", dijo irónicamente Romano Prodi desde su casa familiar de Bebbio, cerca de Bolonia. "Uno ha perdido y otro ha ganado, como ocurrió la última vez. Él ganó entonces por un margen muy estrecho, pero nadie contestó su victoria. Basta ya, ha llegado el momento de ponernos a trabajar", agregó.
"Estoy tranquilamente trabajando en la formación del futuro Gobierno, y esto es lo que hay que hacer. El país necesita respirar y recuperarse", insistió el líder de la coalición de centro-izquierda La Unión, que, por un estrecho margen, logró la semana pasada la victoria tanto en el Congreso como en el Senado.
Pero casi una semana después del cierre de los colegios electorales, en contra de los datos proporcionados por el Ministerio del Interior y de voces importantes dentro de su propia coalición, La Casa de las Libertades, Berlusconi permanece atrincherado y se sigue negando a reconocer su derrota en las urnas. "Prodi ha ganado y tiene el derecho y el deber de gobernar", afirmó el ministro saliente de Trabajo, Roberto Maroni, de la Liga Norte. Da la impresión de que Il Cavaliere pretende continuar la campaña electoral, una de las más agrias que se recuerdan en la historia reciente de Italia.
La trifulca política de ayer fue organizada por el ex ministro Roberto Calderoli, que se vio obligado a dimitir hace unos meses después de aparecer en televisión con una camiseta con las caricaturas de Mahoma. Removiendo las pantanosas aguas de las acusaciones de fraude, Calderoli dijo que el recuento se hizo mal y aseguró que el centro-derecha había logrado la victoria. "Saldrán muchas más. Todo porque no se resignan al resultado del voto popular", respondió Prodi.
Le bras de fer se poursuit. Vainqueur d'une courte tête (25.000 voix d'avance à la chambre sur près de 50 millions d'électeurs inscrits), Romano Prodi se comporte comme un futur Premier ministre alors que Silvio Berlusconi s'accroche à son fauteuil et continue à contester les résultats.
Cette guéguerre, sans précédent en soixante ans d'histoire de la République italienne, est logiquement jeudi encore en Une des journaux transalpins. «Jeux dangereux», titre ainsi un des éditoriaux du milanais «Corriere della Sera». «La campagne électorale continue, comme si un ultime coup de queue des élections des 9 et 10 avril investissait la plus importante charge de l'Etat», souligne Massimo Franco, évoquant le défilé chez le président de la République, Carlo Azeglio Ciampi, des deux prétendants. Et il s'inquiète de voir ce conflit «perdurer avec pour résultat une Italie encore plus cassée en deux que pendant la campagne électorale». «La Repubblica», encore plus nettement engagée du côté du centre, dénonce dans son éditorial «le venin du caïman». «Perdre les élections n'est pas un drame mais le caïman est en train de transformer une défaite politique en un événement sud-américain et il est angoissant de penser à la très longue transition jusqu'à la mise en place du nouveau gouvernement», écrit Edmondo Berselli.
Sur «la Stampa», le quotidien turinois, le billet de première page de Massimo Gramellini est consacré aux erreurs commises par la gauche, qui l'ont privée de la grande victoire annoncée depuis des semaines par les sondages. «La trop grande certitude de vaincre porte au seuil de la défaite. Sous-estimer l'adversaire et en même temps le déprécier est le meilleur moyen de lui permettre de se perpétuer. Si la gauche, au lieu de se focaliser obsessionnellement sur Berlusconi, avait tenté de chercher finalement à comprendre la province italienne qui l'élit, elle n'aurait pas probablement gagné d'aussi peu et aussi mal». Ce thème de la trop courte victoire revient dans de nombreux journaux qui soulignent notamment l'échec de la gauche au nord, dans la partie la plus productive du pays, cette riche plaine du Pô où le centre droit de Berlusconi triomphe –sauf dans l'Emilie-Romagne traditionnellement rouge.
«Plus encore que le faible nombre de sièges d'avance au Sénat, ce qui rend fragile la victoire du centre gauche est son total échec au nord. Il est dû bien sûr à l'incroyable combativité de Berlusconi, que tous les sondages donnaient sur la voie du crépuscule. Mais il est dû aussi à une évidente incapacité du centre gauche de lire la réalité de la société italienne et de comprendre cette autre moitié de l'Italie qui ne se reconnaît pas dans l'alliance guidée par Romano Prodi», souligne l'éditorial d'Angelo Panebianco dans le «Corriere della Sera» remarquant que « ce nord plus productif peut être déçu de l'échec de la révolution libérale promise par Berlusconi mais il ne croit pas pour autant que sa propre demande de liberté économique puisse être satisfaite par une coalition où la gauche maximaliste est aussi forte».
Sur la «Repubblica», le journaliste et écrivain Giorgio Bocca analyse sans tendresse le vote de cette Italie repue «qui est allée massivement vers Berlusconi, avec des pourcentages dignes de la Bulgarie communiste dans la Vénétie mais le vote a été fort aussi dans la province piémontaise qui est pourtant ce qu'il y a de plus différent du berlusconisme menteur et arrogant». «C'est un vote conservateur plus provincial que métropolitain, avec des aspects différents. Il a été jadis fasciste, puis clérical, puis à la gloire de l'entreprise. Mais à chaque fois avec le même immuable objectif : la défense des riches, y compris les pauvres qui se sentent riches», souligne l'écrivain piémontais et ancien partisan qui rappelle comment en 1945, après avoir pris le contrôle de la ville de Cuneo devenu leur bastion, «les partisans furent à leur grande surprise balayés lors des élections par le triomphe démocrate-chrétien, c'est-à-dire de la défense de l'argent par ceux qui en avaient ou par ceux qui pensaient en avoir».
"La vittoria del centrosinistra, anche se ottenuta di misura, è limpidissima". Lo afferma Alfonso Pecoraro Scanio, presidente nazionale dei Verdi aggiungendo: "Le osservazioni di Calderoli sono giuridicamente infondate, se non addirittura inesistenti. E' grave - prosegue il leader del Sole che ride - che esponenti della Cdl usino questo personaggio (quello delle 'magliette') per generare continue tensioni. Non si può pensare ad alcun dialogo se il centro-destra non riconosce il risultato elettorale e non isola queste tentazioni 'golpiste'".
"La sinistra che ha blaterato per anni di regime adesso il regime lo vuole applicare, prima tappando la bocca a chi dissente e poi addirittura dettando la linea ai telegiornali". Roberto Calderoli si riferisce alle parole di Romano Prodi. "Non c'è nessuno in questo Paese - conclude l'esponente leghista - che senta un brivido nella schiena quando Prodi dice che il polverone lo hanno creato i telegiornali dando peso ad una invenzione? E per i giornalisti con la schiena dritta Prodi sta già pensando ad una qualche forma di rieducazione?".
"Prodi dice che invento e io gli rispondo che evidentemente parla da grande intenditore visto che si è clamorosamente inventato la vittoria della sinistra lunedì sera, a conteggi in corso, con grande furbizia ma in spregio di qualsiasi norma di democrazia". Replica con decisione l'ex ministro Roberto Calderoli alle accuse rivoltegli da Prodi. "Io non invento proprio nulla - aggiunge - faccio riferimento a commi e articoli di legge che tutti possono leggere, apro una discussione nell'assoluto rispetto del voto popolare, Prodi invece dà solo una interpretazione partigiana".
3:29 "A una settimana dal voto ancora non si sono rassegnati ad accettare la realtà: hanno perso e non lo riconoscono". Lo dice, riferendosi alla Casa delle libertà, il capogruppo dei Comunisti italiani al Parlamento europeo Marco Rizzo, secondo il quale non può essere fatto "nessun inciucio".
"Il centrodestra la smetta di provocare tensioni sul risultato elettorale che hanno l'unico obiettivo di destabilizzare il Paese". Lo afferma in una nota il coordinatore politico dei Verdi Paolo Cento, che lancia la proposta di una "mobilitazione democratica e popolare per il 25 aprile".
Romano Prodi mostra tranquillità di fronte alle nuove tensioni sul voto. "Il clima resta che uno ha vinto e l'altro ha perso. Come nelle altre volte. Aveva vinto di pochissimo anche l'altra volta, nessuno aveva contestato la vittoria. Adesso basta. Si lavora. Io sto già lavorando tranquillamente per il governo futuro e questo è quello che si deve fare. Il Paese ha bisogno di respiro, ha bisogno di volare alto, ha bisogno di gioia, ha bisogno di riprendersi. Adesso queste cose lasciamole da parte e cominciamo a lavorare per il paese".
"Quella proprio è un'invenzione, non è un polverone. E' soltanto un'incredibile organizzazione dei telegiornali che le ha dato peso". Così Romano Prodi ha risposto a Bologna ai giornalisti che gli hanno chiesto se questa era una buona Pasqua nonostante "il polverone sollevato da Calderoli" sull'esito del voto. "Nessuno seriamente, né dei costituzionalisti né dei giuristi, ha nemmeno preso in considerazione la cosa. Di fronte a questo la Pasqua diventa ancora più bella. Ci hanno provato, ci hanno provato, ci hanno provato e quindi va bene: più lungo è il tormentone, più bella è la vittoria".
Fonte: Ansa.it